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Veltroni non è il mio sindaco


Diario


23 maggio 2007

Inciviltà romana … Veltroni e la sindrome di Napoleone …

Da Archiwatch

Si fa un gran parlare, di questi tempi, di una delle nuove trovate capitoline: il faraonico Parcheggio del Pincio …
Intimamente connesso ai “poteri speciali” recentemente guadagnati dal sindaco Veltroni, il progetto si inserisce nel tragico disegno di una valorizzazione del centro tutta giocata all’insegna di una una rozza politica mercantile priva di cultura, di prospettive e di progetto …
Non sarebbe questa la prima volta che ciò accade, ma, andando avanti di questo passo, tra poco, del centro storico, resteranno solo macerie, cemento, hamburger e posti macchina …
Con la spocchia di chi già ebbe ad autodefinirsi “distributore di bellezza” (ma si sa tra bellezza e monnezza … il passo è breve …) il prode Walter con cipiglio napoleonico così ha recentemente esternato:
“Quella del parcheggio del Pincio è l’operazione più importante della storia urbanistica di Roma degli ultimi anni …
Riusciremo a togliere le auto dal Tridente e da Villa Borghese …
senza toccare il Pincio …
Si potrà passeggiare da Trinità de’ Monti a piazza del Popolo senza incontrare una lamiera, allargheremo i marciapiedi …
Un’operazione straordinaria …
Posizioni … integraliste e conservatrici finiscono per condurre la città in una condizione di degrado …
Ascolterò ogni posizione innovatrice, ma contrasterò quelle conservatrici” …

Cacchio … verrebbe da dire … questo è uno colle palle …
e invece, quando un signore nella sua posizione è ridotto a minacciare coi suoi speciali poteri chi protesta solo per discutere concretamente di un progetto di cui non si conoscono i dettagli pur ragionando in contesti tanto delicati …
questo è puro terrorismo verbale … paura del confronto … incapacità di ragionare “democraticamente” sulla qualità delle cose … e quindi della città e della sua architettura …
Bene ha fatto quindi Desideria Pasolini ad indirizzare all’onnipotente Walter questa sacrosanta lettera-appello che condividiamo parola per parola:

“La terrazza del Pincio è uno dei luoghi belli del mondo. Un’icona di Roma. La sistemazione ottocentesca mantiene intatto il suo fascino: la grande terrazza era stata pensata senza alberature proprio per sottolinearne il ruolo di belvedere sulla città antica. Sfruttando proprio la mancanza di alberature, l’amministrazione comunale di Roma vorrebbe iniziare a scavare la collina per ricavarne sette piani di parcheggi per un numero complessivo di 726 posti auto.
Lungo gli eleganti emicicli che salgono intorno alla sistemazione paesistica della terrazza saranno realizzate le rampe di accesso carrabile al parcheggio; nella terrazza saranno invece sistemate le uscite pedonali. La pavimentazione della terrazza verrà invasa da griglie di sicurezza e dagli impianti di aerazione.
Uno dei luoghi storici più belli del mondo sta dunque per essere manomesso e deturpato per sempre.
E’ stato affermato che il parcheggio servirà a togliere le auto dal Tridente barocco della città, a pedonalizzarlo. Non è vero: bastano pochi dati per confutare questa tesi. Nel centro storico di Roma risiedono ancora circa 100 mila abitanti. Nell’area del tridente barocco su cui si sono concentrate le attenzioni per la realizzazione dei parcheggi ce ne sono 30 mila. Con gli indici di motorizzazione di Roma (un’automobile per abitante, come noto), significa almeno 30 mila veicoli. Sarebbero necessari più di 60 ettari di superficie scoperta destinata a parcheggio, una dimensione grande come l’intera estensione di villa Borghese.
Ma non è soltanto dal punto di vista dimensionale che i conti non tornano. Il 70% dei posti auto verrà infatti venduto sul mercato immobiliare e il 20% sarà destinato all’affitto per periodi lunghi: è evidente che verranno acquistati da coloro che lavorano in centro storico richiamando così ulteriore traffico automobilistico. Per fare una mediocre speculazione immobiliare non ci si ferma neppure di fronte a luoghi di mirabile stratificazione storica e culturale.
Rivolgiamo pertanto un pressante appello al sindaco di Roma, Walter Veltroni, per scongiurare la realizzazione della proposta. La villa Borghese e la collina del Pincio non possono ospitare un altro pessimo esempio della incultura della valorizzazione economica. Monumenti così straordinari meritano un altro destino: quello di tornare ad essere luoghi di bellezza a disposizione della città.”

Brava Desideria …

P.S.
Tante volte … da Napoleone a Cacini … il passo è breve …




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22 maggio 2007

Lucchetti mocciosi, lampioni e Veltroni

Da Riaprire il fuoco

Nel ’68 qualcuno faceva notare quanto fosse ridicolo che intellettuali e politici facessero a gara a rincorrere gli studenti che manifestavano nelle università, per non essere tagliati fuori e considerati fascisti o benpensanti o quanto meno matusa (oggi si direbbe obsoleti).Dopo quarant’anni forse siamo messi ancora peggio, perchè invece di studenti contestatori si rincorrono innamorati lettori del moccioso Federico, che ha riempito i suoi libri di errori (dice chi li ha letti) e i lampioni di ponte Milvio a Roma di lucchetti.



Qualcuno fece notare che si stava profilando un problema di stabilità per i suddetti lampioni ed era necessario chiedere agli innamorati mocciosi di Roma di trovare altre forme, ugualmente romantiche, ma meno lesive del patrimonio urbano, di testimoniare il loro amore, ma il consiglio circoscrizionale interessato, maggioranza di centrodestra, era insorto opponendosi a tale atto di inumana ferocia. Su tutti calò il giudizio del “bucia”, il sindaco Veltroni che sentenziò da par suo l’inamovibilità dei lucchetti.

Solo che la fisica è meno romantica del bucia e un lampione è cominciato a venir giù rischiando di travolgere gli incauti innamorati e purtroppo non il moccioso Federico. Allora il romantico sindaco ha dato immediatamente incarico ad una squadra di tecnici del Decoro Urbano della città di recarsi sul luogo, transennare il lampione, a malincuore rimuovere i lucchetti che, giura, saranno custoditi gelosamente in un locale messo a disposizione ella Municipalità.

Non vivo a Roma, mi è capitato di passarci qualche giorno fa, attraversandola in un distratto mattino soleggiato di pasquetta e molte cose mi sono saltate subito agli occhi:, l’enorme flusso di turisti sballottati di qua e di là da un traffico incurante, vie del centro tanto sconnesse da risultare quasi non percorribili, un degrado urbano spaventoso, per cui sbagliando incrocio passi da via dell’Astronomia al Bronx.

Non avevo fatto caso ai lucchetti: fortuna che voi romani avete un sindaco attento, scrupoloso e romantico.




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6 maggio 2007

Voglio diventare la migliore amica di Walter Veltroni

Da Grazia

Non ho fatto nessun buon proposito per l’anno nuovo. Non ho risposto agli odiosi messaggi di auguri, non ho mangiato neanche una fetta di panettone. Quello che ho fatto durante queste vacanze è stato leggere l’istruttivo libro di Courtney Love, la vedova del musicista Kurt Cobain, ex spogliarellista, icona rock assoluta, attrice di talento e ora di nuovo cantante (pare) disintossicata. Fulgido esempio, insomma, di quel detto secondo cui le ragazze cattive vanno dappertutto. Comunque, Love ha da poco pubblicato un libro-diario intitolato Dirty Blonde: The Diaries of Courtney Love (in Italia esce ad aprile). Dentro c’è un po’ di tutto: poesie, racconti, disegni, schizzi, ma - soprattutto - liste di cose da fare per diventare famosa. Cioè, quando Love era ancora una ambiziosa ragazza soprappeso e di provincia, si metteva lì e scriveva - sul suo diario - le mosse giuste da fare e che l’avrebbero portata al successo. A un certo punto scrive testualmente: «Voglio diventare famosa, vincere l’Oscar e diventare la migliore amica di Elton John».
È chiaro che la Courtney ragazzina aveva già capito tutto. Non c’è niente che ti apra le porte dello show business come diventare amica di un personaggio potente e che si circonda di amici altrettanto potenti e famosi, divi di Hollywood, cantanti da milioni di dischi venduti. Decisa a imitare Love con una dichiarazione di intenti altrettanto efficace e definitiva, ho cominciato a pensare: l’amicizia di chi, in Italia, potrebbe garantirmi almeno fama e successo visto che per l’Oscar temo non ci sia nulla da fare?
A un certo punto ho avuto un’illuminazione.
Ho aperto il mio diaro e ho scritto: voglio diventare la migliore amica di Walter Veltroni.




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15 maggio 2006

Aridatece Pasquino!!!

Da La Piuma

Chi è passato ultimamente davanti all'Ara Pacis (con cui, chiedo venia, vi ho già ammorbato abbastanza) si sarà accorto di una cosa: hanno coperto totalmente il pannello dove molti romani avevano espresso la loro opinione su questa struttura (abbiate pietà non ce la faccio proprio a chiamarla architettura). Ebbene, senza gridare alla censura per carità, è ovvio che quelle scritte erano scomode o quantomeno inopportune sotto campagna elettorale (Alemanno il demolitore di quà, Veltroni il Taglianastri di là). Ma facendo tabula rasa di quelle scritte non hanno fatto che dare ulteriore confema di quanto sia pericolante l'immagine di questa realizzazione, non accettata da una significativa parte di cittadini.
Senza contare che i vari sfottò offrivano ai turisti stranieri occasione di grasse risate. Immagino potessero pensare qualcosa del genere: «ma guarda questi Romani, prima scomodano uno che vive dall'altra parte del mondo a progettare nel loro centro storico millenario e poi lo denigrano e lo sbeffeggiano». Insomma per la serie: Sono pazzi questi Romani. E te credo direi io! Ma poi in fin dei conti, cosa diavolo si rideranno questi pollacci di turisti che pagano pure la bellezza di 6 euro e 50 per farsi una visitina di una decina di minuti (quando con la stessa cifra ai musei capitolini ci passi una giornata)?. Comunque sia, mi dispiace soprattutto per un contributo in particolare (scritto chissà da chi...) e da 
qualcuno addirittura declamato come uno dei più belli. Democraticamente recitava così: non ti preoccupare! Sei bello dentro...




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14 maggio 2006

GIANNI ALEMANNO SFILA A VELTRONI LA FIDUCIA DEI ROMANI DE ROMA

Da Fare la Destra

E' successo a Villa Troili il 7 maggio scorso. La scena è questa: arriva il sindaco Walter Veltroni ad inaugurare un centro per i bambini, in una delle zone più degradate di Roma e si ritrova Gianni Alemanno, il candidato della Casa delle Libertà, tra gli invitati al banchetto. Gli abitanti accorsi sentono forte il desiderio di sicurezza, soprattutto per combattere tutti i fenomeni di criminalità e un campo nomadi in costante espansione. Così, tra la folla, si fa avanti Gianni Alemanno e si fa interprete di questi sentimenti. I romani lo acclamano per riportare l'ordine e la legalità nella Capitale. Provo a raccontarvi la scenetta usando un po' di dialetto romanesco, tanto per fare un pezzo di colore. Ovviamente certe espressioni possono risultare volgari ma non sono mai usate con scopi offensivi verso chicchessia. Ci sono poeti dialettali che mi ispirano da qualche tempo e che rappresentano parte delle mie letture preferite, da Cesare Pascarella al Belli. Buona lettura, quindi.

Quanno ariva er Campidojo sano

se riunisce tutto er popolo romano

pe' poi sbatteje le mano

Lui butta lì quattro fregnacce

Finchè 'n se arza uno cogli occhi vicini

Come quelli de un ucello e fa

Scusate Cittadino: noi volessimo sapere

Quanno caccerete lo zingaro tiranno!

E quelli, tutti intorno, se sbucciaveno le mano!

E quell'antri diceveno: E' Alemanno - per Cristo!

E' arivato er più fforte!

Perchè noi da ste parti ce vivemo

E come so chiamati li zingari, noi ve lo dicemo!

Rom, so' Romme: Solo noi semo Romani!

E che Romani...

I Romani de sta Roma bella! - Ecchela si com'è:

Quindi per cui noi voressimo sapere

Chi è 'sto sindaco che li commanda.

Ma cce so io - je sbotta Alemanno -

Ce so io che mo te lo metto in riga

A sto zingaro piragna!

E figurate siccome lo guardaveno!

Lo guardavano come AN servaggio.

E se lo baciaveno co' così tanta la passione

Che a vedello c'è puro Veltrone

che c'ha fatto su 'n sermone.

Je l'ho chiesto su a Marazzo:

a sti zingheri poi je damo 'n ber terazzo

E si che ve lo dico io

il Campidoglio è solo mio

Ma Alemanno è un bel briccone...

Tu je dai un terazzo - ja risposto - e io nun je do 'ncazzo!




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6 marzo 2006

Veltroni a scuola

Qualche giorno fa il tg regionale ha fatto vedere un'assemblea di un liceo in cui campeggiava uno striscione con la scritta: Benvenuto Veltroni. Il tema dell'assemblea concerneva il ricordo dell'Olocausto. Da diverso tempo, Veltroni si impanca a maestro di morale e di Grandi Valori (vedi anche l'Africa), sequestrando drammi della storia umana per farne sgabello alle sue ambizioni. Non mi stanco mai di ripetere che, l'unico modo per metterlo in difficoltà, è batterlo proprio sul lato "intellettuale". Mostrare che la sua "cultura" è inconsistente (che scuola ha fatto? Studiava? Non credo...Conosce solo un po' di cinema!), che gli Ideali da lui sbandierati non sono patrimonio suo (la "sinistra" quanti scheletri nell'armadio ha?), che non ha alcun diritto di identificare se stesso con Roma (quante volte dice: Roma non vuole questo, Roma vuole quest'altro...). Per tutto questo, bisogna letterlamente scollarlo dalle scuole (che oltretutto sono statali, non comunali) e mettere in ridicolo quell'ambiente intellettualoide in cui egli sguazza e che non ha niente a che vedere con la vera cultura, frutto di sacrificio e di impegno, non di demagogia e di chiacchiere. Inoltre, che diritto ha di ostentare tanto la sua presunta simpatia per la Chiesa e Giovanni Paolo II, se, quando era segretario della FGCI, voleva togliere l'ora di religione dalle scuole?
Luca




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4 marzo 2006

Andiamo bene...

Da Roma pedala

Inaugurando la propria campagna elettorale, sconcertante dichiarazione del candidato a sindaco Gianni Alemanno: Veltroni? “Un ex-sessantottino che non sa niente dell’anima di Roma, della dottrina sociale della Chiesa, fa solo concerti e piste ciclabili” (“la Repubblica”).

Piste ciclabili? Si e no saranno stati realizzati 15 Km di piste ciclabili in 5 anni e all’attuale ministro dell’Agricoltura paion tanti? Andiamo bene…






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28 febbraio 2006

Soffierò... Sbufferò... E la casa ti....

Da Italian Libertarians

Vi sono periodi della vita in cui ognuno di noi ripete ogni giorno lo stesso identico tratto di strada. Magari sempre alla stessa ora. Seduti sul sedile della propria automobile o su quello di un improbabile autobus di quartiere il risultato non cambia. E' il meccanismo in cui ci ha incastrato questa società capitalista. E allora sulla nostra retina si ripresentano ogni giorno le stesse immagini: le stesse vie, le stesse persone a volte. I narcolettici semafori, il traffico consueto ed irritante.

Poi un bel giorno, accade quello che mai ci aspettavamo. In tutto quel sovrapporsi di situazioni già viste, che scorrono come diapositive nella memoria, qualcosa ci risveglia dal nostro torpore. La prima reazione che si sviluppa è lo stupore, poi razionalizziamo e ci domandiamo "possibile che non lo avevo mai notato?" Non è nulla di speciale, ma ai nostri sensi intorpiditi una goccia d'acqua sembra l'Oceano Atlantico. Forse quella cosa è sempre stata lì, ma noi non l'abbiamo mai degnata di attenzione in tutto questo tempo.

E così anche io, mentre mi recavo alla stazione del metrò, come ogni giorno, mi sono accorto di un cartello che non avevo mai letto in precedenza, pur essendo passato di fronte ad esso decine di volte. Solitamente il mio occhio vagava sempre sulla periferia di quell'immagine, senza mai approfendire e subito si allontanava, come un riflesso automatico. Ma ieri no: il mio piede è sceso sul freno e mi sono fermato di fronte al cartello per leggere finalmente quello che c'era scritto. Non mi sono nemmeno reso conto di essere fermo in mezzo alla strada. Ho letto.

Si trattava di uno di quegli spazi autogestiti da qualche collettivo di sinistra, presenti in tutti i quartieri della mia città, spesso collocati nei gangli di ogni area e usati come luoghi per affigere proclami popolari in modo che siano ben visibili a tutti.

Il cartello che avevo di fronte agli occhi riportava una frase scritta su un manifesto di carta bianco a pennarello o bomboletta che sia:

"La casa è di chi l'abita. No alla politica degli sfratti. Chi ha lavorato una vita ha diritto ad una casa"- Simbolo di Rifondazione comunista poco sotto.

Brillante idea, perchè no. Ho capito in quel momento qual è il lavoro che voglio fare da grande.

Farò l'okkupatore di case.

Entrerò in una dimora di proprietà altrui, pagherò l'affitto per tre mesi e poi smetterò di farlo. Voterò Rifondazione Comunista e così il povero proprietario non potrà nemmeno riprendersi la sua casa.

La gente onesta che è pronta a pagare l'affitto ogni mese rimarrà in mezzo ad una strada a causa della scarsità di case, perchè i disonesti come me saranno protetti dallo Stato, il quale permetterà loro di occupare a volontà dimore di privati cittadini senza poter essere contrastati efficacemente dalla legge.

La casa è di chi l'abita, non di chi la compra. Non ha alcun senso lavorare dunque: basta prendere. Ed il bello è che i comunisti vanno su tutte le furie, quando sono accusati di voler abolire la proprietà privata.

Una macchina dietro di me suona...

Riparto.




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24 febbraio 2006

Il Comune di Roma fugge? Veltroni e compagni scappano davanti all'inchiesta di una giovane freelance.

Da Freelance

Il secondo tragicomico atto della farsa che vede coinvolto il Comune di Roma e la giornalista V.B. va in scena stamane. Circoscritta e puntuale si lveva la voce di protesta di una ragazza ventiseienne, convinta che nel momento in cui il Sindaco di Roma, Veltroni, e l'allegra compagnia delle inaugurazioni e delle celebrazioni, si appresti a chiedere alla popolazione romana di rinnovargli la fiducia, per una politica ispirata in particolare alla difesa delle realtà disagiate del territorio urbano, sia un dovere politico rendere conto anche di come siano state affrontate situazioni che sconfinano nella tutela dei diritti umani e che non possono sempre e solo limitarsi a compiacenti interviste rilasciate a giornalisti che si muovono in punta di lingua. Ciò che non dice V.B. è che l'intervista è stata gentilmente rimandata già nella tarda serata di ieri con la promessa che stamane non si sarebbero verificati ulteriori inconvenienti. Il Sindaco e il suo Gabinetto fuggono? Non sanno cosa rispondere o non hanno voglia che la popolazione romana venga a conoscenza del costante disimpegno delle istituzioni capitoline nei confronti dei Rom quando le telecamere del TG3 si spengono e le finte strette di mano e i sorrisi vuoti non sono più convenientemente reclamizzate? Nel marketing elettorale di questi mesi la voce di V.B. è scomoda ed impertinente ma noi siamo convinti di volerla sentire e che il Sindaco debba mostrare coraggio anche di fronte alle gravi responsabilità della sua amministrazione. CARO WALTER, anzi UALTER, basta con il teatrino della stampa embedded!


Preoccupante: Il Comune di Roma si sottrae ad una semplice intervista!

Riteniamo estremamente ambiguo l'atteggiamento mantenuto dal Gabinetto del Sindaco di Roma. Un anno di lavoro all'ormai noto video "cronaca di Roma 14-15 settembre 2005", che documenta le fasi dello spostamento del Campo Rom più grande di tutta Europa, Vicolo Savini. Un video che suscita grandi perplessità rispetto al modo in cui il Comune di Roma ha affrontato il problema di una difficile realtà migrante, come quella dei Rom. Dopo aver ottenuto finalmente la fissazione di un'intervista audiovisiva, prevista per stamattina, con Luca Odevaine (vice-capo gabinetto del Sindaco di Roma), alle ore 08.00 riceviamo una telefonata dalla sua segreteria: "Il Dott. Odevaine NON VUOLE rilasciare l'intervista, ma garantisce che disporrà delle motivazioni scritte con documentazione allegata!". Siamo curiose di entrare in possesso delle motivazioni che hanno portato a questa decisione un soggetto preposto alla rappresentanza del Sindaco Walter Veltroni. Scaleremo la ripida salita del Campidoglio, pizzicate da un singolare fastidio per l'autosottrarsi ad un contraddittorio diretto. Continuiamo a non comprendere la difficoltà nell'ottenere dichiarazioni, che possano dissipare ogni dubbio rispetto alla presunta cattiva gestione di un'operazione che ha coinvolto più di 800 esseri umani, e che ha generato il malcontento degli stessi Rom, nonchè di numerosissimi abitanti di Roma e Pomezia (luogo in cui è stata insediata la Comunità Rom). Domanda rivolta a tutti coloro che agognano un giornalismo forte nella sua libertà: "Dovremmo forse considerare ingiusta la chiusura del Gabinetto rispetto alla possibilità di rilasciare interviste, ostacolando in questo modo il lavoro di giornalisti indipendenti, che lottano per l'emersione della verità e contro lo strapotere dei mezzi di comunicazione locali e nazionali, assoggettati al potere politico, a prescindere da ogni bandiera?".

V.B.




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21 febbraio 2006

Quando Veltroni ci mette agli arresti domiciliari

Da Hamlet

Quando Veltroni ci mette agli arresti domiciliari. “Educare il popolo”. Avendo constatato che non si produce un effetto positivo sull’inquinamenrto atmosferico, i provvedimenti di stop domenicali alla circolazione dei veicoli privati vengono reiterati perché servirebbero a comunque a costringere i cittadini a cambiare abitudini. Dunque, meno auto e moto e più i mezzi pubblici e le biciclette? Ci abbiamo provato a seguire il diktat del Campidoglio. Io e mia moglie, armati di passeggino e due bambine (3 e 7 anni), dalla periferia nord della Capitale, ove abitiamo, ci avviamo di buon mattino alla stazione della Ferrovia metropolitana della Giustiniana. Dopo venti minuti di attesa le banchine della stazione sono ormai affollate. Molti i turisti che si dirigono in Piazza San Pietro. Il treno giunge già stracolmo. E’ l’assalto. Con le bambine in braccio e il passeggino ripiegato ci stringiamo come sardine. Per arrivare in centro, alla Stazione S. Pietro, il treno impiega 30 minuti tondi tondi e io sono già sudato fradicio, stretto come mi trovo tra una suora corpulenta e lo zainetto di un turista tedesco che mi perfora la schiena. Alla stazione, corsa della folla per salire sull’autobus n. 64. Per fortuna, al capolinea, ci sono due vetture in attesa. Ma non bastano e si riempiono sino all’inverosimile. Volevamo arrivare ai Fori Imperiali e fare come quelle allegre famigliole che si vedono al Tg3 regionale. Ma, all’inizio di Corso Vittorio, dopo un altro quarto d’ora di pigia, pigia mia figlia piccola è esasperata e piange. Alla fermata mi strascino brutalmente fuori insieme alla famiglia. Ah! la giornata è bella, il sole illumina il centro storico. Decidiamo di restare in Campo Marzio e andare a noleggiare le bici a Piazza di Spagna. Sono ormai le 11,30. Ho dimenticato di portarmi una borraccia d’acqua e vado al bar per acquistare una bottiglietta da mezzo litro. Alla cassa mi dicono che fanno 3 Euro. Seimila lire per una bottiglietta d’acqua minerale? No grazie, berremo alla fontanella di Via del Babuino. A Piazza di Spagna le bici a noleggio sono esaurite. Poco male. Andremo a Piazza del Popolo dove c’è un altro centro noleggio. Ma si è fatto mezzodì, Sofia e Giulia oltre alla merendina al sacco e dopo il giro intorno alla Barcaccia, reclamano una sosta da Mac Donald. Ma c’è una folla pazzesca. Difficile anche entrare. Ripieghiamo in trattoria? Intorno però solo ristorantini raffinati con menu da 50 euro a cranio minimo. Alle 13 siamo in quattro ad essere frustrati e stanchi dopo avere camminato per chilometri lungo strade con negozi chiusi e bar e ristoranti solo per i ricchi. Mi concedo un lusso. Prendiamo un bel taxi. Venti euro e sono a casa in 15 minuti. Un pranzo veloce e poi via in macchina. Dove? Fuori Roma, al lago di Vico sui Monti Cimini. Abbiamo capito. Il centro e le domeniche a piedi sono roba da ricchi, per quelli che si possono permettere una casa a Via Margutta a 12.000 euro al metro quadrato e fare una bella passeggiata in bicicletta ai Fori Imperiali senz’auto. Domani è lunedì e si rincomincia un altro giro di giostra, pardon, d’imbottigliamento in auto.




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